LA SUMMER SCHOOL

27 Novembre 2019

di Paolo Bonacini, giornalista

summer school

Godiamoci un po’ di Summer in attesa dei rigori dell’Inverno.

La Summer School “Lavoro e legalità” è promossa dall’Università di Bologna in collaborazione con la CGIL Nazionale. È giunta quest’anno alla sua terza edizione, sotto la competente direzione della prof.ssa Stefania Pellegrini, che insegna Sociologia del Diritto e dirige il master in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie” presso l’ateneo bolognese.

Il tema di questo inizio di settembre era uno dei più caldi che si possono affrontare quando si studia la penetrazione delle mafie nella società. Il titolo è semplice: “Criminalità organizzata ed appalti pubblici”. La sostanza un po’ più complessa e a sviscerarla, nei cinque giorni del corso, ci hanno pensato esperti di lungo corso: magistrati e avvocati, amministratori pubblici e giudiziari, funzionari dello Stato e dirigenti sindacali.

L’11 settembre ha parlato il comandante del nucleo di polizia economico finanziaria (Guardia di Finanza) di Bologna colonnello Luca Torzani, che ha portato dati e informazioni sulla piaga dei tempi moderni (e forse anche di quelli antichi): la corruzione.

Torzani è noto a Reggio Emilia in particolare per avere collaborato con i suoi uomini all’enorme indagine “Evasion Bluffing”, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, che nel settembre dello scorso anno ha portato ad un maxi sequestro di beni e società per 234 milioni di euro con 110 indagati in tutta Italia. Le attività illecite andavano dalle frodi fiscali (frodi Carosello) al riciclaggio e alla truffa ai danni dello Stato, utilizzando società cartiere e transazioni comunitarie con una capacità d’azione pari a quella della ‘ndrangheta sviscerata al processo Aemilia. La mente a capo della associazione a delinquere, secondo gli atti d’accusa, era un cittadino reggiano di  48 anni, Maurizio Foroni, già indagato per la bancarotta fraudolenta della sua società “New Line”. L’indagine Evasion Bluffing era iniziata nel 2011 grazie alla denuncia di un imprenditore messo in ginocchio dall’associazione: per dire quanto il coraggio della denuncia sia decisivo e quanto tempo serva comunque per smascherare gli illeciti di natura economica.

Nella sua lezione alla Summer School il colonnello Torzani ha presentato molte slide utilissime per comprendere come e dove colpisca il fenomeno della corruzione, partendo dalla sua definizione: “L’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggio privati”. In termini di aree sensibili non c’è storia, perché il settore economico più corrotto è appunto quello degli appalti pubblici, con una casistica vicina al 60% delle vicende esaminate. Seguono da lontano, con incidenze sempre inferiori al 10%, le corruzioni finalizzate ad ottenere autorizzazioni, minori tasse, licenze, accessi alle informazioni e visti di viaggio. Nel settore degli appalti pubblici le aree più colpite dalla corruzione sono le attività estrattive, le costruzioni, i trasporti, le tecnologie, le informazioni e il comparto sanitario. Su questo ultimo fronte si sofferma Luca Torzani fornendo i dettagli (anonimi) di operazioni illecite svelate dalla Guardia di Finanza. In un caso è stata individuata una associazione a delinquere finalizzata ad accaparrarsi le forniture di materiale sanitario a varie ASL e a strutture ospedaliere. Lo strumento era il riconoscimento di tangenti e altre utilità in favore di “politici regionali, dirigenti, funzionari, dipendenti e medici primari delle stesse aziende”. Anche il conferimento di incarichi dirigenziali avveniva spesso “allo scopo di agevolare taluni gruppi imprenditoriali piuttosto che altri nelle varie forniture di materiali e servizi”.

In un altro caso “le investigazioni hanno permesso di individuare una associazione a delinquere composta da funzionari pubblici e imprenditori che pilotava l’assegnazione di appalti per la ristrutturazione di edifici pubblici (scuole, caserme, alloggi popolari). Il sistema collusivo prevedeva il pagamento nei confronti dei funzionari coinvolti di tangenti in denaro o regalie e lavori nelle abitazioni private”.

Altro caso ancora: “Un cartello di imprese operanti nei settori dell’impiantistica elettrica, dell’idraulica e delle opere edili che, con la connivenza di funzionari pubblici del competente Ufficio Provinciale, si spartivano direttamente o tramite sub appalto, l’aggiudicazione di commesse riguardanti la manutenzione e la ristrutturazione di scuole, caserme, impianti sportivi”.

In alcuni casi è stato accertato che “le maggiori spese sostenute dalle imprese a fronte delle illecite corresponsioni (le tangenti per capirci) sono state recuperate mediante sovrafatturazioni accordate dagli stessi pubblici dipendenti tramite successive integrazioni di spesa o perizie di variante”.

In sostanza nessuno ci rimette, tra chi si stringe la mano per l’affare illecito, mentre certamente ci rimettono tutti gli altri: la comunità beffata e colpita.

Alla Summer School hanno parlato tanti altri esperti, e ciascuno meriterebbe un articolo per la competenza e l’esperienza. Di prevenzione amministrativa (anche evidentemente in riferimento al tumore della corruzione) ha raccontato in particolare una donna dello Stato che assieme ad Antonella De Miro ha guidato al femminile, come sua vice, la Prefettura di Reggio Emilia negli “anni d’oro” del contrasto alla criminalità di stampo mafioso: Adriana Cogode. Viceprefetto vicario della Prefettura di Bologna dal 2016, la dott.ssa Cogode è stata di recente nominata dal Consiglio dei Ministri nuovo Prefetto di Belluno. Ma quando è intervenuta alla Summer School parlava ancora emiliano, e da emiliana d’adozione (genovese d’origine) che ne ha viste di ogni colore, ha presentato alcune slide molto rigorose sulla normativa e sulle funzioni della Prefettura in materia di legislazione preventiva. Dice una di queste: “La stazione appaltante si impegna, sia direttamente sia con apposite clausole da inserire nei bandi e negli appalti, a far sì che le imprese appaltatrici e le eventuali imprese sub contraenti presentino autonoma denuncia all’Autorità Giudiziaria di ogni illecita richiesta di denaro o di altre utilità, ovvero offerte di protezione, che venga avanzata nel corso della esecuzione dei lavori, nei confronti di un loro rappresentante o di un loro dipendente, dandone notizia senza ritardo alla Prefettura”.

Se tutti rispettassimo questa semplice norma, la corruzione finirebbe presto abolita dal nostro vocabolario.

 

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