CRISI DEL PICCOLO COMMERCIO: POLITICHE INADEGUATE AL RILANCIO DEI CONSUMI

30 Marzo 2016

Filcams: “Auspichiamo che le associazioni datoriali si uniscano a noi nel contrasto a questa totale deregolamentazione e alla precarizzazione del mondo del lavoro”.

I dati diffusi in questi giorni da Confesercenti riguardanti il saldo tra aperture e chiusure delle piccole aziende commerciali ci parlano di un saldo negativo di 643 imprese nel primo bimestre del 2016 in Emilia Romagna.
Dati che riguardano diverse tipologie di impresa e mostrano che l’inversione della tendenza negativa iniziata con la crisi sia ancora lontana a venire.

Abbiamo sempre sostenuto, sia a livello locale che nazionale, che le misure messe in campo fin ora dai vari governi che negli ultimi anni si sono succeduti alla guida del paese non solo non sarebbero servite al rilancio dei consumi, ma nemmeno a creare nuova occupazione di buona qualità – spiega Luca Chierici, segretario provinciale Filcams Cgil di Reggio Emilia – A questo si aggiunga che i dipendenti delle imprese che applicano il contratto nazionale di Confesercenti non vedono rinnovato il proprio contratto , e quindi hanno di fatto le retribuzioni congelate, da circa tre anni e ad oggi non pare vi siano segnali di rinnovo a breve. Lo stesso contratto, cosiddetto “a tutele crescenti”, ha contribuito a incrementare la precarietà del lavoro e non può certo creare le condizioni per le famiglie italiane di spendere i propri risparmi con un minimo di serenità ”.

Allo stesso modo hanno influito negativamente le liberalizzazioni degli orari commerciali che non sono servite a rilanciare i consumi e hanno invece contribuito a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro delle addette e degli addetti del settore.

Di fatto le misure individuate sin ora si sono rivelate totalmente inefficaci – continua Chierici -. Per questo auspichiamo che anche le associazioni datoriali, si uniscano a noi nel contrasto a questa totale deregolamentazione, che premia di fatto solo i grandi formati commerciali, creando invece condizioni insostenibili per le piccole e piccolissime imprese, che non hanno per loro natura né il personale sufficiente né le possibilità di far fronte all’incremento dei costi derivanti dalle aperture 7 giorni su 7, dovendo quindi scegliere tra l’aprire in perdita per non cedere quote di mercato, o chiudere, rischiando che i consumi si spostino sui competitor”.

Il meccanismo insomma è perverso e la mancanza di regole finisce per premiare chi è più grande che così fagocita il più piccolo, che è destinato a soccombere.

Occorre ripristinare al più presto un sistema di regole che riporti in capo ai Comuni e alle Regioni la possibilità di gestire le aperture in base alle reali necessità dei territori -conclude il segretario della Filcams – riportando al centro la qualità della vita e del lavoro di migliaia di addette ed addetti del settore che sono peggiorati negli ultimi anni senza che neppure le imprese avessero alcun beneficio in cambio”.

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