Sulla vicenda FestaReggio e sull’attività dei giovani migranti

1 Settembre 2015

PARLA RAMONA CAMPARI, MEMBRO DI SEGRETERIA DELLA CAMERA DEL LAVORO. “RIVENDICHIAMO L’APERTURA DELLA DISCUSSIONE SU UN TEMA CHE CI RIGUARDA TUTTI“.

disegni migranti

Bene hanno fatto gli organizzatori della Festa a consentire e favorire la loro partecipazione.

A questo proposito però alcune considerazioni sono da fare:

La prima. Invito chiunque arrivi in un luogo non conosciuto, scappando da situazioni difficili, con in testa tanti progetti, lontano dalla sua cultura e dalle sue tradizioni a starsene per almeno sei mesi obbligato a non fare nulla.

Lo dico perché è questo che prevede l’attuale normativa in materia di rifugiati (D.Lgs. n. 251/2007 e D.Lgs. n. 25/2008 poi modificato dal D.Lgs. 159/2008 e dalla Legge 24 luglio 2009 n. 94): questa vieta infatti ai richiedenti asilo di svolgere attività di lavoro retribuito per sei mesi dal momento dell’arrivo e della richiesta. E’ in sostanza una “riserva” che lo Stato si attribuisce in attesa di verificare la condizione del richiedente. Poi, in Italia i mesi da sei diventano molti molti di più…

Da tempo, come CGIL, chiediamo più celerità e il superamento del regolamento di Dublino. Chiediamo un sistema diffuso, trasparente e organizzato fuori da quella logica dell’emergenza che sembra ammantare ogni cosa: sappiamo infatti che i migranti continueranno ad arrivare poiché fuggono dalla disperazione, ma lo faranno in condizioni sempre più pericolose.

Gli organizzatori di Festa Reggio avrebbero però fatto meglio se non avessero “propagandisticamente“ usato la loro partecipazione. Così come la cooperativa Dimora di Abramo avrebbe dovuto quantomeno informarsi e informare il Prefetto prima di offrire il volontariato dei ragazzi e, soprattutto, evitare di confonderlo con volontariato “finalizzato al raggiungimento di uno scopo sociale e non lucrativo”. perchè Festa Reggio, per quanto ormai evento cittadino “tradizionale”, con il lavoro socialmente utile non ha nulla a che fare.

La seconda considerazione. Le critiche espresse dal segretario della Funzione Pubblica CISL e da altri sul bilancio della Dimora di Abramo riguardano altre questioni che si intersecano solo di rimando con la vicenda del volontariato dei ragazzi stranieri a Festa Reggio.

La Cisl pone interrogativi, a mio parere condivisibili, sulla esclusione dei dipendenti dalla ripartizione degli utili. Non conosco la situazione contrattuale di quella cooperativa, ma suppongo che si voglia sottolineare che la buona performance della coop sia stata raggiunta con il contributo di tutti, soci e dipendenti, e che magari ci si attendesse un riconoscimento, qualche miglioria alle condizioni di lavoro, un premio di risultato erogato anche ai dipendenti e non solo ai soci. Torna quindi anche qui il tema del superamento della “specificità cooperativa”, della messa all’angolo della “distintività cooperativa.” Allora, dopo la denuncia, che si fa? Cosa propone il segretario della Funzione Pubblica CISL? Magari non sarebbe male riunire i dipendenti in assemblea e proporre loro di aprire una vertenza sindacale sul tema.

La terza Considerazione. Alcuni sacerdoti (Don Dossetti, Don Simonazzi, etc…), stando alle notizie della stampa, pongono invece il problema dell’utilizzo degli utili per le finalità delle cooperative che operano sul tema migranti e chiedono di utilizzarli per implementare e adeguare gli strumenti per l’accoglienza, e non limitarsi al “diamogli cibo e un tetto”.

Ecco, è su questo che si dovrebbe aprire una discussione pubblica, perché di finanziamento pubblico si tratta e perché la questione migranti, profughi, rifugiati riguarda tutti. E’ una discussione, pubblica, che vogliamo fare e che rivendichiamo.

Il riconoscimento del lavoro svolto dagli operatori della Cooperazione sociale sull’accoglienza e senz’altro dovuto, ma la discussione sul da farsi, sulla trasparenza dei finanziamenti e del loro utilizzo, non è un tema che, a mio parere, possa restare nell’ambito esclusivo del CdA o al massimo dell’assemblea dei soci della/e Cooperativa/e.

Riguarda l’Amministrazione Comunale che come detto “appalta” l’attività, e riguarda anche noi, tutte le strutture della CGIL, e le altre Organizzazioni Sindacali soprattutto alla vigilia della definizione di un protocollo regionale che potrebbe favorire l’inserimento lavorativo dei richiedenti asilo e, nello stesso tempo, dare una mano ai comuni che nella ristrettezza delle risorse sono costretti ad eliminare alcune attività. Soprattutto potrebbe dare una mano ai richiedenti asilo, al non emarginarli, a favorire la loro permanenza nel nostro Paese, fuori dalla retorica e dalle pacche sulle spalle.

Altezza righe+- ADim. carattere+- Stampa

Cerca in archivio per parola chiave

Archivi